Il fascino della natura

In tutti i miei racconti e romanzi la Natura ( con la N maiuscola) ha un posto essenziale: credo fermamente che ogni singolo elemento naturale, sia esso l’acqua o il vento o la luce del sole che tramonta e della luna che sorge con il suo corteo di stelle, faccia parte di noi, della nostra più profonda essenza.

Qualche giorno fa , mentre meditavo, come spesso mi accade, su questo fatto così semplice e nello stesso tempo così complesso ho letto per caso questo breve brano e ho pensato di proporvelo, in attesa di qualche contributo da parte vostra, che mi farebbe piacere, anche per iniziare un dibattito che mi parrebbe interessante.

Fino ai confini del mondo

Gli alberi, come verdi sentinelle, osservano ciò che accade ai loro piedi, tra le loro radici, e sopra le loro teste; dal profondo ventre scuro del terreno in cui le più varie specie di animali cercano riparo e nutrimento, al mutevole cielo che, al di sopra dei rami, offre il suo spettacolo quotidiano : le nuvole spinte dal vento, che fa fremere le foglie e parla con esse la sua lingua eterna, segnalano agli alberi ciò che li aspetta, acqua o asciutto, neve o calura afosa; sorridono al sole e alla luna, guardano il corso delle stelle che illuminano la notte e i lampi che saettano dalle nubi oscure come il volto di irascibili divinità. Le verdi sentinelle alzano al cielo le loro braccia ad ogni latitudine, si adattano alla gelida tundra come alle oasi infuocate, popolano le rive dell’oceano e le sponde di fiumi e laghi come le pendici dei monti o le  placide pianure. Chiedono poco e donano molto eppure l’uomo non sempre è loro grato per ciò che instancabilmente riceve da esse ogni giorno, impalpabili doni che racchiudono la vita per ogni essere vivente; spesso arriva ancora più in là dell’indifferente ignoranza: arriva alla colpevole distruzione di uno dei tesori più preziosi della terra: taglia e disbosca per costruire e cementificare, per stupida avidità di denaro, scambiando il frenetico progresso tecnologico con il vero valore della vita. Così facendo si priva non solo dei doni infiniti che le piante gli possono offrire senza nulla pretendere in cambio, ma anche dell’altro bene essenziale alla vita sua e di tutti gli esseri viventi: l’acqua.

Sorella acqua, come direbbe il Poverello d’Assisi, che vive in simbiosi con le piante: le nutre, le disseta e dalle loro radici profonde e ramificate è regolata e in un certo senso protetta.

Su un terreno privo di alberi essa scorre violenta e distruttrice, dove c’è un bosco  si perde tra foglie e rami, che trattengono il suo impeto, scende più dolcemente e penetra a poco a poco nella profondità della terra, disseta erbe e animali, si rifugia nei suoi cunicoli sotterranei e infine sgorga allegramente da sorgenti chiacchierine per alimentare i torrenti e i fossi che la portano fino al mare.

La vita, dice qualcuno, è una metafora, ombra e prefigurazione di qualcosa che esiste in un universo che non ci è ancora dato di conoscere, di cui la terra è solo immagine imperfetta. Può darsi, eppure anche così non è male dopotutto. Ci sono giungle e scogli da evitare, certo, e tempeste che ti fanno tremare e danno la nausea, bonacce che uccidono la speranza di arrivare finalmente nel porto agognato; tuttavia ci sono anche le fresche ombre ristoratrici dei boschi e i frutti succosi delle piante, i cieli pieni di stelle e i giochi dei delfini, la brezza che carezza il viso e porta profumi di lontane isole.

Niente è più affascinante dell’infinito spettacolo che la natura ci può offrire. Pensate al mare limpido e solitario, così intimo nella sua immensità, così riposante nel suo perenne movimento vitale; le onde si susseguono con ritmo sempre uguale sulla battigia e i piedi rilasciano impronte sulla sabbia umida, subito cancellate, quasi immagine del nostro breve trascorrere nel tempo delle vita. Pensate ad un sentiero che si perde tra gli alberi di un bosco o magari di un frutteto, così ricco di frescura e di profumi penetranti,  di frutti che promettono cibo e sopravvivenza alle numerose creature del suo ecosistema, che sperimentano amore e lotte, dolcezza e crudeltà della vita stessa.

Esistono forse metafore più calzanti della nostra esistenza di quelle che ci offre la vita che imperturbabile svolge i suoi riti millenari sulla terra? I giorni e le stagioni, le piante e gli animali, l’acqua e il vento… il tramonto dell’esistenza umana  arriva improvviso e il buio scende così in fretta che non fai in tempo  a rendertene pienamente conto; le stelle e la luna lasciano strie luminose sull’acqua, ma sotto la superficie del mare, nelle sue oscure profondità misteriose vivono milioni di creature sconosciute e ci sono tesori sepolti e scheletri che nessuno vorrebbe riportare in superficie e che, pure, talvolta riaffiorano…

La grande domanda che il mondo di oggi dovrebbe porsi, al di là e al di sopra delle banalità e delle generalizzazioni semplicistiche di cui sono pieni i mass media, è forse solo questa : quanto gli uomini si sono estraniati dal mondo naturale fino a farne un altro da sé se non un nemico? Ovvero quando è accaduto che essi cominciassero a sentirsi talmente padroni della natura da pensare di poterla dominare tramite la tecnologia, dimenticando che anch’essi fanno parte della Terra al pari degli altri animali e delle piante e che , se vogliono salvarsi, devono per forza di cose rinunciare a spadroneggiare sul creato come fosse cosa esclusivamente loro?

Tornare al tempo in cui l’uomo tremante pensava che i fulmini fossero scagliati da un Dio infuriato e che la pioggia incessante fosse un suo castigo ineluttabile?

No di certo, ma allo stupore e alla meraviglia che erano capaci di pervadere il suo animo alla vista di un tramonto o della luna splendente in cielo, dei cortei di stelle e dei giochi dei delfini sul mare; all’incanto che esprimevano i colori sulla tela o alla forza che animava le sue sculture, quando egli cercava di rappresentare l’essenza dell’umanità e la scoperta del suo io più vero. Al tempo in cui l’anima dell’uomo si sentiva in sintonia con tutto il creato e l’esprimeva nella musica e nel canto, nelle danze sacre, nell’arte, nella poesia, nel dramma eroico e non pensava di poter dominare lo spazio misterioso,  temeva la furia del mare e delle tempeste, ma proprio per questo aveva cura della Terra e sapeva usare i suoi doni, invece di sprecarli senza criterio.

Le verdi sentinelle erano amiche, l’acqua sorella,  il sole, “robustoso e forte” , un Dio benefico e l’uomo si metteva con tutta la sua anima alla scoperta del creato, fino ai più lontani confini del mondo.”

 

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Benvenuti nel mio blog dedicato ai libri che ho scritto e a quelli che ho letto. Dei primi pubblicherò le pagine che amo di più, sperando di incuriosirvi e di invogliarvi a leggerli, dei secondi le mie impressioni e ciò che di essi mi è piaciuto o mi ha coinvolto.
Chi sono ? Il mio nome è Maria Pia Oelker, nata e cresciuta in una piccola, deliziosa città di provincia, Sansepolcro, insegnante per molti anni ed ora nonna a tempo (quasi ) pieno, con la passione per la scrittura, per il cinema, la musica e la natura. Amo le storie, ma anche la Storia con la lettera maiuscola e i vecchi libri, gli antichi archivi, le testimonianze del tempo passato mi fanno battere il cuore in modo quasi esagerato . Però adoro anche tutto ciò che ci proietta nel futuro e mi appassionano le nuove tecnologie. Che altro? Adesso non voglio svelare d’un colpo tutti i miei segreti, li troverete tra le mie pagine, nei miei personaggi, nelle mie fantasie. Poi, magari, ci risentiamo più avanti per ulteriori aggiornamenti.